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Mario Bellini. Italian Beauty

L’evoluzione delle forme, in mostra alla Triennale.

Alla Triennale di Milano si celebra la bellezza della creatività, vista attraverso gli occhi dell’architetto milanese Mario Bellini, fino al 19 marzo. La retrospettiva Mario Bellini. Italian Beauty è un omaggio ai quasi 60 anni di carriera del maestro, che ha disegnato e continuamente rinnovato il concetto di architettura e di design.

Lo stesso Bellini ha personalmente curato l’allestimento, un vero e proprio esercizio di stile, che mette ancora di più in risalto il Palazzo dell’Arte. Deyan Sudjic, direttore del Design Museum di Londra, si è occupato dei lavori espositivi, affiancato da Marco Sammicheli per la parte del design ed Ermanno Ranzani per quella dell’architettura.

Questo percorso espositivo arriva a 30 anni esatti dall’esposizione al MoMa di New York, che ha celebrato, nel 1987, il talento e segnato il nuovo percorso nella carriera dell’architetto negli anni 90. La mostra si snoda lungo un percorso circolare. Si parte da un Portale-Biblioteca, per proseguire lungo una Galleria, una Piazza e quattro Stanze.

Il visitatore, all’arrivo, è accolto all’ingresso da una serie di oggetti, arredi, immagini e una macchina scenica, che si pone come elemento e incipit dell’intera retrospettiva. A seguire, scopre le stanze e la Piazza centrale unite tra loro da una galleria di specchi, che ricreano una sorta di caleidoscopio di visioni andando a formare un ferro di cavallo, di quasi 100 metri, cui sono rappresentate molte tematiche del lavoro dell’architetto.

Nelle Stanze l’architettura è ricostruita attraverso immagini “immersive” proiettate sulle pareti, che sono state trasformate per l’occasione in schermi. Qui possiamo osservare i lavori svolti negli Stati Uniti, quelli realizzati in Francia, Australia e Germania, le riprese dall’alto del “Dipartimento delle Arti Islamiche”, del Louvre di Parigi, inaugurato nel 2012. Nella Piazza il filo conduttore, che lega l’intera retrospettiva, è il “mostrare”, in diverse declinazioni il mondo di Bellini. Tutto questo avviene attraverso alcuni dei suoi riferimenti preferiti, che sono racchiuso in una sorta di “wunderkammer”.

Nella Galleria si è circondati da arredi, oggetti, macchine, progetti e concetti, raccontati sul pavimento e sulle pareti. Troviamo in mostra le icone come la P101, il primo personal computer al mondo realizzato per Olivetti nel 1965, ancora in perfetto funzionamento, e “Quaderno”, il papà del laptop e ultimo progetto dell’architetto del 1992, sempre per Olivetti. Ancora, la “Divisumma 18 in morbida gomma gialla”, il “Pop”, mangiadischi antesignano dell’iPod. Appese al soffitto della Galleria spiccano una sequenza d’immagini, più di 100, che compongono un percorso senza parole del pensiero di Bellini.

L’ultimo settore si chiama NEXT e illustra i progetti in corso. È interessante osservare lo studio dedicato all’Antiquarium forense accanto al Colosseo a Roma, sarà uno spazio espositivo che narrerà le origini della città antica.

È un viaggio attraverso 1.000 mq di forme ed evoluzione stilistica dell’architetto. Lui stesso preferisce chiamarla “prospettiva”, osservando: “Ricorda quello della mostra Il progetto domestico che allestii proprio qui per la Triennale 1986”. Nella visione creativa di Bellini, la bellezza mette in comunicazione l’uomo e il suo ambiente.

www.mariobellini.it


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